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Energia in viaggio

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Ci sono tre spagnoli e due italiani che devono incontrarsi in un paesino sperduto del Belgio per il matrimonio di un loro amico tedesco. Sì, può sembrare l’inizio di una barzelletta. Tutti ex coinquilini ad Amsterdam ci siamo sparpagliati negli anni: Angelita a New York, Igor a Pamplona, Serjio a Malaga, Tiziano a L’Aquila, io a Parigi ero l’unico a non dover prendere l’aereo.

Marco (l’amico tedesco che si sposa) ci ha promesso una festa, un matrimonio particolare e noi vogliamo arrivarci belli carichi: cerimonia laica il venerdì pomeriggio, festa per pochi intimi (una cinquantina di persone) poi ci si sarebbe dati appuntamento al sabato alle 15.00 per un festone con circa duecento persone provenienti da svariate parti del globo. È venerdì mattina, il matrimonio è nel pomeriggio, mi sveglio e mi butto giù dal letto, andare a bere con gli amici fino a tardi, la sera prima, non è stata un’ottima idea, barcollo.

Maxime. Per fortuna ho tutto pronto, devo solo vestirmi, nel mentre metto su un caffè, credo sia una delle giornate più belle mai viste a Parigi, ne sono contento, i miei occhi un po’ meno. Sono in perfetto orario per l’appuntamento preso fuori città con Maxime, artigiano che lavora il legno e che viaggia dal sud-ovest della Francia fino in Germania, trovato su un sito di carpooling.

Mi arriva un messaggio di Igor: “Ricorda la cena e la colazione”. Bestemmia.

Esco di corsa, passo al supermercato con le valigie, chiedo alla gente davanti di farmi saltare la fila per la fretta, loro guardano lo zaino e mi lasciano passare col sorriso, corro verso la metro, esco alla stazione dell’appuntamento, Maxime è lì e sorride nel vedermi tutto in affanno, principalmente perché dobbiamo aspettare ancora due persone. Ottimo, cerco di riprendermi.

Laura, Damian e… il guaranà. Gli altri passeggeri arrivano dopo pochi minuti, mettiamo i bagagli in auto e si parte. Prendo il posto lato passeggero, dietro ci sono Laura, giornalista che vive a Londra, a Parigi per lavoro e diretta a Colonia per lo stesso motivo, e Damian, studente che va a trovare la ragazza in erasmus a Francoforte. Io premetto che sono abbastanza stanco e potrei essere poco socievole, Maxime di tutta risposta mi mostra dei semi di guaranà e mi dice di prenderne uno e tenerlo in bocca come se fosse una caramella da succhiare. Mi rassicura che sono naturali e non hanno effetti collaterali, ne prende uno anche lui; io conoscevo la pianta, comunque lui mi da un senso di fiducia, ne prendo uno. A parte il gusto amarognolo, non sento nessun effetto particolare, temo che al matrimonio crollerò; comincio a scambiare chiacchiere con i compagni di viaggio, si parla di cibo, lavoro, mete di viaggio, musica.

Dopo un’ora Maxime mi guarda e sorride, mi rendo conto di essere pieno di energie, lui mi spiega che il guaranà viene rilasciato nell’organismo più lentamente rispetto alla caffeina, i suoi effetti risulterebbero più potenti e duraturi. Mentre dietro c’è un acceso confronto tra la cucina italiana e quella francese, Maxime mi spiega quanto questa sostanza lo aiuti nel lavorare negli orari più disparati, poi il discorso si allarga alla natura, alla sostenibilità, si finisce nel sociale e ci rendiamo conto di avere molti punti di vista in comune, è tutto molto piacevole. Il viaggio scorre veloce, io sarei dovuto scendere a Namur (come da accordi presi con Maxime) e poi trovare un qualcosa per arrivare a Huy, ma nel chiacchierare, girarmi dietro per prendere in giro i due che non fanno altro che azzuffarsi su cliché italo-francesi e riderne con Maxime, lui prende un’uscita dell’autostrada e ferma la macchina dopo circa un chilometro e mi dice sorridente “Siamo a Huy, avevamo detto che dovevi arrivare qui, no?”. Io incredulo saluto i due compagni di viaggio, scendo dall’auto, guardo Maxime mentre mi apre il bagagliaio, come per chiedergli perché, facendo così aveva allungato il suo viaggio di almeno mezz’ora; lui mi da in mano una manciata di semi di guaranà e mi dice “Quando stai bene, cerca sempre di trattenere quella sensazione il più a lungo possibile”, mi saluta con un abbraccio e se ne va sorridente.

Prendo lo zaino in spalla e mi guardo in giro, Huy è un paesello belga su un fiume, molto carino, poi guardo i semi nel palmo della mano: mi sento pieno di energia.

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Giacomo Scamardella
Giacomo Scamardella
Comunicatore, organizzatore di eventi culturali, copywriter, amante della sostenibilità e community manager per vocazione. Di mentalità estremamente aperta, ha studiato e lavorato fra Firenze, Parigi e Amsterdam facendo sempre ritorno con una valigia più grande.

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