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Sostenibilità: come vai ai concerti?

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La sostenibilità è un concetto ormai familiare ai più, a volte anche reso troppo pesante, imposto come linea guida, da rispettare come se fosse una legge; certo, con alcuni elementi questa pratica diventa quasi obbligatoria ma come si può indurre l’essere umano a osservare pratiche sostenibili senza farle avvertire come un diktat, come se stesse facendo cose diverse dalla normalità?

L’educazione sembra la risposta più giusta e, in effetti, lo è ma anche su questo punto il messaggio viene avvertito spesso dal destinatario come un insegnamento in stile professore – alunno e sappiamo quanti alunni dimentichino le parole di un docente al suono della campanella.

I festival, i concerti e gli eventi culturali in genere si trovano in una posizione unica, in quanto soddisfano molti dei bisogni di base di coloro che vi prendono parte, quali il bisogno di partecipazione, di identità culturale, di essere parte di un processo creativo; in queste condizioni si assume una posizione comunicativa privilegiata.

La Julie’s bicycle è un’associazione no profit, nata nel 2007 a Londra, composta da esperti di organizzazione di eventi culturali e scienziati, il cui impegno comune è far diventare sostenibile, a livello globale, l’operato delle “industrie creative”.

I suoi collaboratori hanno condotto una ricerca su alcuni festival di grande e di media portata nel Regno Unito, tra cui il Download, il Glastonbury e il Roskilde, arrivando ad asserire, dati alla mano, che uno degli aspetti che ha in assoluto il peso maggiore sulle emissioni di gas serra dello spettacolo dal vivo, sono i viaggi di lavoro e, soprattutto, quelli del pubblico.

Gli stessi festival analizzati operano già pratiche di sensibilizzazione all’utilizzo dei trasporti pubblici, della bicicletta e anche del carpooling, iscrivendo il proprio evento su siti dedicati dove le persone possono mettere a disposizione la propria auto e offrire un passaggio.

Ma nella società dell’immediatezza in cui viviamo quanto può essere efficace tutto ciò?

I dati numerici indicano infatti che gli spostamenti degli avventori incidono per i due terzi sull’emissione totale di questi eventi, per un totale di circa 57.000 tonnellate di gas serra provenienti da tutto il settore (del Regno Unito), affermandosi come maggiore singola fonte di emissione la cui scomoda caratteristica è quella di non poter essere controllata direttamente dagli organizzatori dei festival.

iGoOn si pone come modello innovativo, semplice e diretto per tale causa: una volta scaricata l’app, basta aprirla per consultare la lista di eventi in programma e decidere a quale partecipare, offrendo o chiedendo un passaggio, trovare l’utente che soddisfi le proprie necessità (dalla tratta da percorrere alla musica ascoltata in auto) e raggiungere l’evento riducendo le emissioni, perché per quanto si possa invogliare il pubblico a salire su pullman o biciclette, ci sarà sempre una fetta di persone che utilizzerà l’auto. Agli organizzatori non resta altro da fare che inserire il proprio evento nella lista dell’app e comunicare al proprio pubblico tale opzione, che può anche aumentare il numero di partecipanti, soprattutto in Italia, dove i mezzi pubblici si fermano a inizio serata e piste ciclabili ce ne sono poche, tagliando fuori tutti coloro che non sono auto-muniti.

Non si tratta più di insegnare una pratica, l’utilizzo delle app è il pane quotidiano di una buona percentuale della popolazione, ma di chiedere o suggerire un’azione e se a farlo è qualcuno che ha a cuore il divertimento altrui, il tutto risulta più facile, naturale.

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Giacomo Scamardella
Giacomo Scamardella
Comunicatore, organizzatore di eventi culturali, copywriter, amante della sostenibilità e community manager per vocazione. Di mentalità estremamente aperta, ha studiato e lavorato fra Firenze, Parigi e Amsterdam facendo sempre ritorno con una valigia più grande.

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