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Dai droni ai dirigibili: la timeline del futuro dei trasporti

Dai droni ai dirigibili: la timeline del futuro dei trasporti

“Le auto col pilota automatico sono il futuro dei trasporti!”. Dimenticatelo, il futuro sono le auto volanti. O forse diventeremo totalmente steampunk e adotteremo i dirigibili come mezzo di trasporto. Le aziende tecnologiche si sono innamorate così tanto del cambiare il modo in cui viaggiamo che, negli ultimi tempi, hanno fissato la rivoluzione dei trasporti al primo posto, nella loro scala delle priorità. Alphabet sta per introdurre sul mercato le sue auto a guida autonoma e il CEO, Larry Page, ha anche investito in un paio di startup che costruiscono auto volanti. Amazon si sta inserendo sul mercato dei veicoli a guida autonoma per migliorare l’efficienza del suo business logistico e sono anni che pubblicizza i “delivery drones” per lo stesso proposito. E non stavamo scherzando riguardo i dirigibili: pare che il cofondatore di Google, Sergey Brin, ne stia costruendo uno in un enorme capannone segreto della California.
Ma è tempo di andare oltre i paroloni e le promesse che echeggiano in rete, per capire quando (e se) queste tecnologie che rimodellerebbero la società saranno mai disponibili su larga scala per il pubblico.

Auto a guida autonoma
Arrivo: non prima del 2020
Ciò che fino a pochi anni fa sembrava uno scherzo della Silicon Valley, è ora una delle tecnologie meno stravaganti in fase di sviluppo. Uber già consente, a persone normali, di viaggiare in piccoli gruppi di veicoli autonomi a Pittsburgh e Phoenix, in quest’ultima, anche la Waymo (della Alphabet) ha iniziato da pochi mesi a far girare i passeggeri in auto a guida autonoma. Dozzine di altre case automobilistiche, aziende tecnologiche e fornitori sono in competizione per dimostrare la fattibilità (anche economica) delle auto a guida autonoma e sono spesso accolte a braccia aperte dagli stati e dai governi locali. Con così tanto tempo e soldi investiti nella tecnologia in questione, ci aspettiamo che per il 2020 la guida autonoma sarà impiegata per i servizi di ride-sharing, mentre la possibilità di possederne una arriverà tra il 2023 e il 2025 e sarà comunque un processo molto graduale.

Droni Facchini
Arrivo: non prima del 2020
Tutto il clamore creato attorno ai droni ha raggiunto il suo picco di sopportabilità nel 2013, quando sia le startup che le aziende provarono a prenderci in giro, facendoci credere che avremmo presto avuto pizza, birra e libri consegnati a casa nostra da piccoli aerei telecomandati. La realtà è che solo quest’anno si stanno vedendo delle implementazioni pratiche: Prime Air (Amazon) ha compiuto a marzo la sua prima consegna negli USA e Alphabet sta usando droni per consegnare burritos ai ragazzi del college della Virginia Tech. Ma siamo molto lontani dal diffondere l’uso dei droni grazie (o a causa) all’Amministrazione Federale dell’Aviazione americana, che richiede che gli operatori pilotino il proprio drone a vista (anche se le aziende possono richiedere delle deroghe individuali alla regola). Il processo di regolamentazione per i droni sta andando molto piano e potrebbe rallentare ancor più dalla nuova amministrazione della Casa Bianca che sta provando a eliminare norme e regolamenti piuttosto che adottarne di nuovi. Gli esperti di aviazione affermano che i droni da consegna potrebbero essere sviluppati su larga scala entro il 2020, ma questo è un settore noto per il suo continuo disattendere le scadenze.

Hyperloop
Arrivo: non prima del 2021
Sono passati quasi quattro anni da quando Elon Musk svelò il suo progetto dell’hyperloop, un sistema di transito che porterebbe le persone a viaggiare chiuse in delle capsule, sfrecciando in tubi a bassa pressione. Un paio di startup americane stanno cercando di implementare l’ambizioso piano di Musk, ma hanno ancora molte sfide da affrontare. La prima, Hyperloop Transportation Technologies, aveva detto che i primi viaggi sarebbero stati effettuati nel 2018, per poi ritrattare il tutto e rimandare la promessa al 2020. La seconda, Hyperloop One, oltre a presentare una lista di undici potenziali tratte in America, ha completato un tracciato di prova in Nevada e ha raccolto molti più fondi rispetto alla concorrente. La startup di Musk, infatti, ne vuole costruire tre per il 2021, che è comunque una promessa difficile da mantenere date tutte le sfide da affrontare: acquisto dei terreni, garantire la sicurezza dei passeggeri, contratti coi governi e la raccolta di nuovi fondi d’investimento privati.
Per adesso alcuni esperti restano scettici sulla diffusione di questo tipo di trasporto, soprattutto se le auto a guida autonoma renderanno i viaggi a media percorrenza meno seccanti. Il direttore del Minnesota Design Center, Tom Fisher afferma: “Dovrebbe ricoprire una tratta per la quale c’è molta richiesta di trasporti, che non può essere percorsa in modo conveniente con un’auto a guida autonoma e che non è abbastanza lunga per giustificare un viaggio in aereo. Non credo si diffonderà su scala globale”.

Auto volanti
Arrivo: non prima del 2023
Kitty Hawk, una startup di aviazione sostenuta dal CEO di Alphabet (Larry Page), ha presentato un prototipo della sua prima auto volante lo scorso aprile e dovrebbe metterla in commercio lungo il corso del 2017. Non solo Alphabet: Airbus ha presentato un concept di auto volante a marzo e Toyota ha investito una piccola cifra in una startup giapponese che vuole lanciare il proprio prodotto per le olimpiadi di Tokyo 2020. Se la tecnologia avanza come queste aziende sperano faccia, potremmo trovarci a guidare auto volanti nel 2023, l’anno in cui Uber spera di lanciare un servizio di taxi volanti. Ma la strada verso il futuro è piena di ostacoli, specialmente tenendo conto che se l’Amministrazione dell’Aviazione Federale americana non riesce a decidersi con la regolamentazione per dei piccoli droni, figuriamoci per delle auto volanti. Fisher afferma a riguardo: “Sono realmente scettico riguardo il fatto che vedremo grandi masse di persone volare in giro in vetture a bassa quota. Il pericolo, non solo per coloro che volano, ma anche per quelli a terra, sarebbe troppo alto.”

Dirigibili
Arrivo: da definire
Il co-fondatore di Google, Sergey Brin, sta segretamente costruendo una enorme aeronave in California. Secondo Bloomberg, il progetto di Brin ha a capo Alan Weston, un ex ingegnere della NASA, il quale in passato ha pubblicamente parlato di come un dirigibile alimentato a elio potrebbe spostare carichi a costi inferiori rispetto agli aerei o ai camion. Un sistema di consegne tramite dirigibili semplificherebbe anche i sistemi logistici, permettendo ai prodotti di essere consegnati direttamente nelle loro destinazioni finali, senza dover passare per aeroporti o in strada. Non ci sono reali informazioni su se e quando questa tecnologia sarà realmente implementata, ma Brin non è il solo a lavorarci. Lo scorso dicembre, Amazon ha brevettato dei dirigibili che fungono da magazzino, come base per i droni facchini.

In un modo o nell’altro, la Silicon Valley sembra essere determinata a mettere molte più persone e cose in volo nel prossimo decennio.

Fonte originale in inglese via The Ringer.

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